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Grinzane,
si presenta libro scritto da Luigi Sugliano
con foto di Bruno Murialdo
Gemma e il mito delle osterie
Dalla cucina langarola il racconto di
una terra
GRINZANE CAVOUR
Da anni l'osteria di Gemma Boeri, a
Roddino, è meta di pellegrinaggi culinari
e oggetto di un passaparola discreto che coinvolge un po'
tutti: giovani e anziani, grandi personaggi e persone comuni, gente
di Langa e forestieri. Sarà per il suo
locale semplice, quasi disadorno, sarà per l'atmosfera un po' retrò
che si respira, sarà per gli splendidi piatti e per il conto più che
onesto a fine pasto, ma
Roddino è diventato una sosta da non
perdere per chiunque ricerchi la gastronomia genuina delle colline
albesi e il sapore di un locale dove il
tempo si è fermato con la stufa in mezzo alla stanza, con i
giocatori di carte a fianco dei commensali, il fumo e le chiacchiere
di paese. A Gemma e al mito delle osterie
langarole il giornalista della «Stampa»
Luigi Sugliano e il fotografo Bruno
Murialdo hanno dedicato un libro che
verrà presentato domani alle 18 nel
salone delle Maschere di Grinzane
Cavour. S'intitola «Gemma. Ai tavoli delle osterie di
Langa» ed è stato pubblicato
dalla Sorì Edizioni
su iniziativa dell'Enoteca regionale piemontese Cavour. Insieme agli
autori, interverranno il senatore Tomaso
Zanoletti, presidente dell'Enoteca regionale, il critico
letterario Giovanni Tesio, il giornalista Maurizio
Crosetti e Paola
Gho, curatrice della Guida alle osterie d'Italia di Slow
Food.
E' un volume che nasce nel solco della grande
tradizione della cucina albese e che
rappresenta l'osteria come luogo, come mito non solo descritto, ma
raccontato attraverso una serie di personaggi che hanno come punto
di riferimento e di unione l'ambiente del locale e la sua
protagonista, Gemma. Non un libro di cucina in senso stretto, ma di
Langa, diviso in tre sezioni: «Piccola
storia di Gemma» è il racconto di Luigi
Sugliano, nucleo centrale del volume. «Il mondo di Gemma» è
una carrellata di fotografie di Bruno Murialdo
che ritraggono il locale, le persone e i piatti in arrivo dalla
minuscola cucina. Infine c'è «Le ricette
di Gemma», sezione con semplici ricette scritte e raccontate
dalla stessa Gemma Boeri dopo anni di
rodaggi e complimenti ricevuti fra i tavoli della sua osteria.
Spiega il senatore Tomaso Zanoletti:
«Con questa iniziativa editoriale
realizzata in collaborazione con la Sorì
Edizioni, l'Enoteca Regionale Piemontese ''Cavour'' intende dare
l'avvio a una serie di volumi dedicati ai luoghi e protagonisti
simbolo della civiltà della tavola e del vino di
Langa e Roero».
E prosegue: «Fin dalla sua nascita nel
1967, l'Enoteca Regionale insieme all'Ordine dei Cavalieri del
tartufo e dei vini di Alba si è sempre
distinta per il ruolo centrale avuto nella valorizzazione della
cultura materiale delle colline dell'Albese.
Anche oggi vuole rendere omaggio alle
intuizioni e alla lungimiranza di padri fondatori come l'onorevole
Ettore Paganelli e il gran maestro
Luciano De Giacomi». Non a caso
si inizia proprio dal mondo dell'osteria,
in quanto simbolo dei valori di identità, di tradizione e di
territorio, oggi come ieri di fondamentale importanza per l'immagine
e le fortune della cucina di Langa e
Roero. Un mondo che
viene narrato con partecipazione e in cui la cucina e il vino
figurano come il naturale e ineludibile
corollario di storie di donne e uomini, di luoghi e di atmosfere.
Il vino, allora, si intreccia con le
piazze del balon, i
tajarin con il marino, il vitello tonnato con la fisarmonica,
gli agnolotti del plin con la festa, il
brasato al barolo con l'amore. E la cucina diventa racconto e mito
di una terra che, da Levice a
Monforte, da
Roddino a Corneliano, da
Roccaverano a
Grinzane Cavour, ha giocato il suo riscatto dalla malora
anche attraverso le cantine e i tavoli di
osteria, anche attraverso la convivialità
e l'umanità della sua gente.
L'osteria per la Langa è sempre stata
un'istituzione, un luogo di ritrovo tipico e importante dove
trascorrere le ore di riposo dai campi e dalle vigne.
Spesso abbinata alla bottega e alla «censa»
per la rivendita del sale e tabacchi, l'osteria non conosceva orari
e, dopo la chiesa, era il punto di riferimento della borgata. Con le
sue poche tavole di legno e la stufa al centro, era luogo per uomini
dalla mantella di panno nero e dagli zoccoli. Il fumo dei sigari e
del trinciato la facevano da padroni, insieme con i profumi che
giungevano dalla cucina. La fretta stava fuori. All'osteria ci si
trovava per sorridere del niente e, con l'aiuto del vino, per poter
credere di uscire dalla miseria e dalle fatiche.
Soprattutto dopo San Martino, quando i lavori della terra erano
fermi e le case di campagna diventavano troppo strette. Le
vere stagioni dell'osteria erano,
infatti, quelle delle nebbie e del gelo. I canti, le bevute, il
gioco, le storie, le scommesse e le merende frugali erano i
protagonisti di pomeriggi che non terminavano se non a notte fonda,
dopo interminabili partite a carte |
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